SANTISSIMA TRINITA'

Sconosciuta ai più e ben nascosta anche agli occhi esperti, in quanto oggi situata in un campo per il pascolo, la Chiesa della Santissima Trinità doveva essere un esempio di romanico prima maniera, benché non vi siano fonti o prove concrete dell'esistenza di un luogo di culto in periodo bassomedievale. Il terreno dove son situati i ruderi della chiesa, vasto e aperto, è ricco di residui di ogni epoca: pietrame disseminato, embrici di vario colore, ceramiche e paste in frammenti e altro ancora. Questo fatto suggerisce che l'edificio di culto fu costruito nell'area di un piccolo borgo rurale tardoantico o altomedievale, ancora vivo nel XII secolo, grazie alla fertilità del terreno, presso la località Ponti, a poca distanza dal Rio Mannu, lungo la strada medievale che portava verso Mandas e la Trexenta. Motivo per cui la chiesa è ignorata, il fatto che di quest'edificio non resta altro che una porzione ridotta di una parete laterale (quella nord), alcuni blocchi di marna e arenaria - materiale di cui fu realizzata la facciata - frammenti del parametro murario di diverse dimensioni e una distesa di detriti in cotto e pietra locale che facevano parte del suo interno. Scavi condotti dall'archeologo G. Lilliu nel 1942 mostrano una pianta molto semplice, a navata unica e con una facciata probabilmente rifatta in stile gotico- catalano nel XVI secolo. Non si hanno però notizie sui dettagli dello schema architettonico. Sempre di quell'epoca, un ambiente addossato alla chiesa, ma più piccolo, che doveva fungere da oratorio o da sagrestia per i Trinitari, a dimostrazione di una seconda vita per la chiesa medievale, quando quest'ordine prese possesso del sito nel '500. Le rovine infatti distano isolate a circa 1 km dal borgo medievale e forse per questo motivo non si hanno notizie dal XIV al XV secolo. A 200 metri di distanza, quando sorse nel XVI secolo un convento di frati Trinitari, ora inglobato all'interno di un casolare agricolo, avvenne però una seconda vita per la chiesa. Pare che non fu una breve parentesi, dato che si ha notizia di una serie di restauri dalla fine del XVII secolo all'anno 1779, regolarmente documentati all'interno dell'Archivio parrocchiale di Barumini, quando i Trinitari erano attivi in zona. Ma dopo la chiusura di quel convento, alla fine del XVIII secolo, si ha l'assenza totale di menzioni storiche del sito, che è caduto nel dimenticatoio più totale, eccetto che venne interdetta al culto dall'arcivescovo Sisternes nel 1807. Si presume che all'epoca il suo stato fosse ancora discreto, anche se cadde rapidamente in rovina. Fino a qualche anno fa la porzione di mura superstite era inoltre più alta ed estesa di come appare oggi in foto, conservando persino parti dell'intonaco originale, e nulla è stato fatto di recente per almeno salvaguardare ciò che resta di quelle vestigia medievali. Come parziale ricordo del suo periodo sacro, un secolare albero di ulivo cresciuto all'interno della navata e da poco rinato grazie a un innesto

 

Come si raggiunge

Dal campo sportivo seguire la strada asfaltata procedere per 1,2 km tenendo sempre la sinistra e fermarsi davanti alla pineta; il rudere si trova all’interno del terreno di fianco ad una stradina bianca


scheda a cura di Stefano Furesi, sudioso



SANTA ROSA



SAN LUSSORIO