SANT'ELIA EREMITA E SANT'ELIA PROFETA

Il primo impianto risalirebbe al periodo altomedioevale, realizzato nei pressi di una cisterna d’epoca romana adibita a serbatoio idrico, tuttora visibile e sul luogo di un tempio pagano dedicato alla dea Astarte. Nel 1089 la chiesa, definita “sancti Elie de Monte” venne donata all’Ordine monastico vittorino che forse vi impiantò un piccolo monastero e nel XVI secolo fu gestita dai Carmelitani, i quali diffondendo il culto di Sant'Elia Profeta, ne cambiarono la dedica, con il rischio di eclissare la memoria dell'originario titolare, ovvero l'eremita Elia. Infatti, secondo le fonti pare che i primi cristiani si ritrovassero in quest’area isolata, per professare i propri culti in segreto e tra loro vi era Elia, fatto oggetto di  persecuzione e martirio, nel IV secolo d.C. La sua vicenda viene narrata dagli scritti seicentesci del frate Serafino Esquirro, il quale descrive Elia come l'eremita più anziano, giustiziato assieme ad altri anacoreti che con lui vivevano sul Monte Falcone, nome originario del colle. Lo uccisero trapassandogli il cranio con un chiodo e gli venne staccata la testa, che fu probabilmente portata in città, quale ammonimento per i seguaci di Cristo. Pie mani recuperarono il cadavere decollato e gli diedero degna sepoltura, finché il 28 dicembre 1621, le reliquie, deposte nelle fondamenta del monastero, furono rinvenute all'interno di una cassa, durante lavori di restauro dell’edificio, insieme ad una lapide di marmo rappresentante il martirio, cosicché vennero traslate nella Cappella dei Martiri in Cattedrale, dove sono tutt'ora esposte. I Carmelitani abbandonaro il cenobio a causa dell’insicurezza del luogo, minacciato dalle continue incursioni piratesche e la chiesetta, passata sotto la giurisdizione della parrocchia di Quartu Sant’Elena, continuò ad essere custodita da un eremitano; nel 1717 fu addirittura oggetto dei bombardamenti da parte della flotta spagnola che cercava di riconquistare la città di Cagliari, periodo in cui l’Impero austro ungarico dominava la Sardegna. Nel 1752 sono documentati gli ultimi restauri ma  con  atto del 1761, l’arcivescovo Natta, dispone di destinare materiali e manufatti alla chiesa campestre quartese della Madonna del Buoncammino, che tuttora ospita le celebrazioni in onore di Sant’Elia profeta, del quale è conservata una statua; un elenco diocesano riferibile alla seconda metà del Settecento, c’informa dello stato di rovina del luogo di culto  
Nel corso del 2017 è stata intrapresa una campagna di scavo che ha portato alla luce un ampio edificio dalla lunghezza di circa 15 metri, larghezza di circa 7 metri, probabile frutto di un rifacimento documentato nel 1617. Nonostante le condizioni del rudere, sono apprezzabili diversi elementi, tra i quali un altare, una pila d’acquasantiera, tracce di antica pavimentazione e i banconi addossati lungo le pareti interne


Scheda da “Sant’Elia progetto scuola” a cura del Municipio di Cagliari e da “Quartu Sant’Elena. Arte religiosa dal Medioevo al Novecento” di Ida Farci


La festa
Si svolgeva il 20 luglio, con l'usanza dei fedeli di partire la notte precedente per giungere all'alba, a conclusione di un pellegrinaggio devozionale
Attualmente, si celebra il giorno dell’Ascensione, nella chiesa campestre dedicata alla Madonna del Buon Cammino, in territorio di Quartu Sant’Elena


Come si raggiunge
Dalla spiaggia di Calamosca, si affronta una piacevole camminata di mezz'ora verso la cima del colle di Sant'Elia, ricco di vestigia storiche, tra le quali le torri d’avvistamento e scorci spettacolari sul mare, sulla città di Cagliari, sulle Saline e sul Poetto - vedi la chiesa nella mappa

 
Per saperne di più
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