SANTA CATERINA D'ALESSANDRIA

Narra la leggenda che alcuni pescatori che lavoravano al servizio dei monaci, impegnati nello stagno, videro una cassa di legno semi sommersa dall'acqua; all'interno vi trovarono una statuetta di corallo raffigurante Santa Caterina e così venne deciso d'intitolarle la chiesa, già esistente. Il simulacro purtroppo venne venduto nei primi anni del '900 dall'allora proprietario della chiesa.
Appartenuta ai monaci benedettini dell'ordine di San Vittore di Marsiglia, edificata intorno all'XI secolo, nell'area del villaggio medievale di Semelia, è testimoniata per la prima volta in una bolla papale del 1095 con cui il pontefice Urbano II confermava i possessi ai Vittorini nel giudicato cagliaritano, oggi rimane l'unica attestazione visibile masese dell'età dei giudicati. L'area su cui sorge era d'importanza strategica per la vicinissima presenza dello stagno di Santa Gilla, approdo facile e sicuro, fonte di ricchezza produttiva per la pesca e la raccolta del sale, dal periodo neolitico a quello romano, nonchè punto di riferimento per i commerci e le coltivazioni, considerata anche la prossimità della città di Carales, l'attuale Cagliari. Importanti sono i ritrovamenti archeologici, principalmente del periodo romano: tracce di ville, di un tempio e di probabili fabbriche per la lavorazione dell'argilla, visti i numerosissimi cocci di ceramica.
La chiesa è inserita al centro di un grande casolare con un vastissimo cortile attorno al quale si trovano gli esempi che dovevano essere gli alloggi dei monaci, divenuti poi "cumbessias" per accogliere i pellegrini durante le feste. L'edificio è d'impianto mononavato, con in facciata un campanile a vela di recente rifacimento e finestra rettangolare sopra il portale, unica fonte di luce per l'interno. Era originariamente costituita da una copertura lignea a capriate, considerata la totale assenza di ammorsature degli archi doubleaux che potrebbero far supporre una copertura con volta a botte. L'attuale copertura è frutto di ristrutturazione, avvenuta nei primi anni '90 del secolo scorso. Per l'edificazione dell'impianto romanico, in muratura eterogenea sono stati utilizzati conci risalenti al periodo romano, di cui si rileva testimonianza anche nell'ingresso del portale e nel lato esterno destro. Della struttura originale si conserva l'abside molto rimaneggiato, di proporzioni ampie e basse, che doveva essere costituito da una copertura a falda di cono, con travi opportunamente disposte. Anche la soglia d'ingresso ed il pavimento sono risalenti al primo impianto. Accanto al portale, nella parete destra della facciata, internamente si apre una piccola nicchia ad arco ad ogiva, fatta in arenaria, di recente individuazione che era stata murata e dove è stata recuperata una statua lignea della Madonna Immacolata, risalente ad una data d'incerta interpretazione. Nella parete longitudinale interna sinistra, si può osservare un loculo aperto, a mezza altezza rivolto verso la costruzione che affianca la chiesa e che al tempo dei Vittorini doveva costituire l'ossario. Sempre nella stessa parete, molto rimaneggiata, si osserva l'inserimento di un pezzo di capitello di epoca romana. Dietro l'abside sono state riscontrate tracce della chiesa primitiva. 

La festa
Viene celebrata il lunedì di Pentecoste, in conformità con l'antica tradizione di cui si parla in numerosi documenti. I festeggiamenti sono itineranti in un percorso che si snoda dalla parrocchiale di San Sebastiano, fino alla chiesetta campestre. Hanno la durata di tre giorni ed iniziano la domenica con la consegna della bandiera al nuovo presidente del comitato, la vestizione del simulacro e la processione sino alla chiesetta, con la celebrazione della messa. Il lunedì, giorno solenne, la messa mattutina è dedicata agli ammalati ed agli anziani e nel primo pomeriggio avviene la processione per i campi; in serata il rientro ad Elmas. Il martedì, riti conclusivi.
Tra le manifestazioni civili, degustazione di prodotti tipici ed esibizione di gruppi folkloristici

Come si raggiunge
E' in parte segnalata. Arrivare sino all'area dell'aereoporto civile,  costeggiare il parcheggio all'aperto ed alla rotonda, proseguire dritti sulla strada sterrata per alcune centinaia di metri. Il terreno è chiuso da una cancello

Foto e scheda a cura di Elisabetta Pinna, studiosa di beni culturali

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