SANTA MARIA MADDALENA

La chiesa scomparsa di Sa Maddalena era sita poco fuori dalla parte occidentale dell’abitato di Ghilarza, nel declivio che determina la vallata di Chenale, che si sviluppa tra lo sperone roccioso più ad ovest, ospitante la chiesa della Madonna del Carmelo (nota più comunemente come “su Prammu”) e la parte terminale dell’abitato ad est, dove si estende il grande piazzale della chiesa romanica di San Palmerio e della Torre Aragonese.
Scarsissime le notizie riguardanti questo edificio dedicato alla Maddalena; Soltanto il Licheri, nel suo volume riguardante Ghilarza, stampato nel 1900, riporta che si trattava di una proprietà di un privato, il quale l’acquistò dal Demanio. Lo stesso autore riferisce che le sue prime attestazioni risalgono al 1757, allorquando Monsignor Del Carretto, costatandone le condizioni rovinose, chiese al Procuratore Parrocchiale di provvedere a dei restauri e migliorie. Passata all’inizio del 1800 sotto il Patronato degli Artigiani (i quali riconoscevano nella Santa la propria patrona), non effettuati i restauri che vennero richiesti anche dal Monsignor Bua, nel 1836 venne chiusa al culto e divenne un ossario. Vendute le tegole del tetto nell’anno successivo, il Licheri ricorda l’edificio come”uno stanzone zeppo di bianche ossa”. Nella memoria locale molti anziani ricordano ancora la località ed il posto preciso (che dovrebbe corrispondere all’incirca alle due linee parallele tracciate). In situ si distinguevano, fino ad una sessantina di anni fa, prima dell’azione di pulizia a scopo agricolo, frammenti di tegole e pietre verosimilmente appartenenti all’edificio


Scheda a cura di Claudio Licheri, archeologo