SAN GIORGIO

Il 5 maggio 1066 Torchitorio I giudice del Regno di Karalis dona all’abbazia di Montecassino sei chiese (S. Maria di Flumentepido, S. Marta, S. Maria di Palmas, S. Vincenzo de Taberna, S. Pantaleo de Olivano e S. Giorgio di Tului, tutte site nel Sulcis) con relativi servi e pertinenze affinché i monaci Benedettini impiantassero altrettanti monasteri ed avviassero un programma di miglioramento agrario ed economico, oltre che ovviamente occuparsi della cura spirituale dei vari territori. La chiesa S. Georgii de Tului viene ricordata insieme alle altre cinque nel portale bronzeo dell’abbazia Cassinese. Infatti sono incise su quattro delle sedici targhette di bronzo datate all’epoca dell’abate Oderisio II (1123-1126).  Ritroviamo la chiesa di S. Giorgio in un documento del 1144 ed è probabile che l’intento monastico non andò a buon fine (anche a causa delle contese con i vescovi sulcitani) perché questa pieve, che dovette essere il fulcro religioso del borgo fortificato di Tului, si trova elencata tra i possedimenti che con il “privilegium protectionis” papa Onorio III, confermò nel 1218 alla diocesi sulcitana.
Dall’elenco delle decime che venivano pagate alla Santa Sede, sappiamo che nel 1342 il suo rettore, Bernardo de Puteo, versò 6 lire ed altre 3 lire e 12 soldi, annotate nel registro degli anni 1346/50. Altro documento dello stesso secolo, è il Repartimento del 1365, secondo il quale la villa era tra quelle soggette alla tassazione in favore della Corona aragonese. 
Il villaggio di Tului, ha condiviso il destino di numerosissimi centri che in tutta la Sardegna in tempi diversi e per diverse ragioni sono stati abbandonati; risulta disabitato nel 1483, tuttavia alcuni nuclei abitativi vennero ripristinati a partire dal XVIII secolo e restarono in uso ancora fino agli anni Cinquanta del XX secolo. Non si conosce l’esatto periodo di smantellamento della chiesa; numerosi blocchi in trachite ed arenaria della sua struttura furono reimpiegati nella costruzione degli edifici sopracitati ed allo stesso modo non vennero risparmiate le decorazioni scultoree, in parte trafugate, in parte custodite presso il museo di Carbonia; altre poi non meglio identificate e ancora oggi inglobate in altre costruzioni. E’ il caso di una figura che si trova nella chiesa del vicino paese di Masainas intitolata a San Giovanni Battista, la quale risulta essere in stridente contrasto con il resto della muratura nonostante il tentativo dell'intonaco di uniformare il tutto. La figuretta è orrendamente ridipinta il che ne rende difficile la lettura, tuttavia lo stile è perfettamente riconducibile a quello delle altre decorazioni già note, così come è riconducibile anche alle protomi della chiesa di Santa Marta di Villarios, opera di scalpellini locali realizzate secondo un gusto arcaizzante, elementare e al limite del grottesco. 
Tra le altre sculture risparmiate dal tempo e dall’azione nefasta dell’uomo si conserva una mensola in trachite caratterizzata anch’essa da una  particolare deformazione ironica e grottesca; ha una testa molto grande su un corpo gracile, stretto dalle braccia sottili con le mani piccole ed esili che accarezzano la barba appuntita. Trova confronti con una protome della chiesa di S. Platano a Villaspeciosa. Tra gli elementi plastici della chiesa di S. Giorgio si annovera anche un frammento di cornice ornato da caulicoli a foglie d’acanto riverse. È questo un tipo di decorazione frequentissima nell’arte pisana e presente in modo particolare nel Duomo di Pisa ma anche in molti edifici sardi in stretto rapporto con essa. Del resto il motivo a caulicoli e foglie d’acanto è presente anche nei capitelli del portale principale della chiesa di S. Giusta ad Oristano, dovuta a maestranze pisane. 
Tra le sculture trafugate poco tempo dopo il rinvenimento figura una lastra arrotondata sulla sommità, nella quale è rappresentata una scena di caccia o di combattimento di un uomo con un leone. La figura dell’uomo è ripresa in maniera piuttosto approssimativa con il corpo che sembra galleggiare nell’aria quasi senza peso e che impugna una sorta di zagaglia. Il leone invece risulta scolpito con una certa abilità.
Altra chiesa pertinente a Tului dovette essere quella votata a San Pietro, eretta nei pressi di una villa di età romana (località indicata ancora oggi S. Pietro), e poi ricostruita nel 1932 secondo un gusto alquanto discutibile, all’estremità Nord dell’abitato odierno. Oggi questa pieve risulta abbandonata e in rovina, così come l’annesso cimitero. 
Oggi di Tului (compreso nel territorio comunale della vicina Tratalias) non restano che isolati ruderi sepolti dalla vegetazione e non vi è purtroppo traccia né della chiesa dedicata a S. Giorgio né del castello, entrambi ricordati nelle fonti. La costruzione della vicinissima  diga di Monte Pranu negli anni Cinquanta del XX secolo ha determinato anche la sommersione di parte delle costruzioni del villaggio. Una accurata indagine archeologica potrebbe aiutare a fare chiarezza non solo sulle proporzioni dell’edificio di culto ma anche dell’intero abitato e del castello.
Da Tului ha avuto origine l’attuale paese di Giba situato un chilometro più a Sud. Il sito di Tului indicato in alcune carte come Tulni risulta infatti a pochi km dal paese e nelle vicinanze della diga di Monte Pranu. 


Scheda a cura di Claudio Portas, laureando in Storia dell’Arte