SAN GIACOMO MAGGIORE

La chiesetta di Santu Giagu compatrono di Ittireddu, è stata la parrocchiale del villaggio medievale di Cherchedu, nella Curatoria di Ardara-Oppia; la villa, attestata nel 1341 e sicuramente ben più antica, scomparve prima del 1388, perché non menzionata nella Pace di Eleonora, a differenza dell'omonimo borgo silighese, che si estingue intorno al 1440. Secondo gli storici la fabbrica risale agli inizi del XIII secolo, edificato in forme romaniche che nel tempo sono andate lievemente modificandosi, per via dei vari restauri susseguitisi, i quali, nonostante tutto, hanno salvato l'edificio dalla totale rovina.
Da un fatto di sangue avvenuto nel 1777 sappiamo che all'epoca era dedicata ai Santi Philipi et Jacobi, mentre il canonico Angius, neppure cento anni dopo, la segnala votata al solo San Giacomo. Varie sono le leggende che la riguardano ed in particolare una legata alla statua che fu trafugata da alcuni abitanti del vicino paese di Mores, i quali rientrando nel proprio territorio col "bottino", non riuscirono a guadare un corso d'acqua, gonfiatosi in seguito ad un improvviso e violentissimo temporale, che venne interpretato come un segno del Santo di voler rimanere a protezione della popolazione di Ittireddu. Questo simulacro ligneo, insieme al retablo ora custodito in parrocchia, risale al XVII-XIX secolo e fu restaurato in maniera improvvida, ma fortunatamente riportato all'antico splendore, alla fine degli anni '80 dello scorso secolo.
Nel 1906 si costituisce il "Comitato di San Giacomo", solennizzato ufficialmente il 6 gennaio 1920 con la benedizione della bandiera; questa associazione, tuttora attiva e che ha contribuito molto alla salvaguardia della chiesa ed alla valorizzazione della festa, ha svolto anche fondamentali opere sociali, come il prestito di danaro ad interessi minimi ed un cospicuo lascito per la realizzazione dell'asilo infantile.
L'edificio, al quale venne aggiunto un porticato sul fianco destro, a riparo dell'ingresso laterale, ha mantenuto alcune caratteristiche delle forme originarie, quali l'abside con monofora ed alcuni filari in pietra scura, incastonati nella muratura in trachite, a suggerire un'idea di bicromia; inoltre, sul lato destro, un'altra monofora ed un ingresso murato del quale è ben evidente la lunetta di scarico. La facciata, priva di decorazioni, così come tutto il paramento murario, è movimentata dalla scala che immette all'ingresso e dal campaniletto a vela.
Oggi la chiesetta è inserita in un circuito di paesi che venerano questo Santo in Sardegna, valorizzandone il culto e la tradizione

scheda dal libro "Itiri Fustialbos" di Diego Satta, con integrazioni segnalate da Giovanni Deriu


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La festa
Sino al 1975 veniva celebrata il primo maggio, in ricordo della liberazione di una pestilenza, grazie all'intercessione del simulacro che venne portato in processione per le vie di Ittireddu. Con un referendum popolare, fu deciso il periodo canonico, ovvero il 25 luglio, più adatto anche per gli emigrati.
Il 16 luglio ha inizio la novena che si conclude il 24, con la processione che accompagna il Santo alla chiesa parrocchiale. Il 25, giorno solenne, la santa messa mattutina seguita dalla processione per le vie del paese; in serata il rientro alla chiesetta, la messa cantata e la cena comunitaria offerta dal comitato. L'indomani è officiata la celebrazione per i soci defunti.
Tra le manifestazioni civili, la gara di tosatura delle pecore e il raduno ciclistico

Come si raggiunge
Dista 1,5 km da Ittireddu, ben segnalata percorrendo una strada rurale. Lungo il percorso si trovano i ruderi della chiesetta di Sant'Elena ed una necropoli di domus de janas. Oltre, merita una visita il ponte romano, chiamato Pont'Ezzu

Per saperne di più
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