SANTA ANASTASIA

La villa giudicale di Bonorcili appartenne  alla Diocesi di Terralba e possedeva due chiese, dedicate a Sant'Anastasia ed a San Giorgio Martire, quest'ultima attestata chiaramente in un documento del 1577. Non si ha la certezza sull'appartenenza dei ruderi visibili tuttora, ma è opinione comune, attribuirli a Sant'Anastasia antica parrocchiale, forse edificata in periodo bizantino, quando, quella che fu la fiorente città costiera di Neapolis, iniziò a perdere importanza e venne privata della sede amministrativa del territorio, a vantaggio proprio di Bonorcili, che divenne capoluogo di curatoria. Questo centro, attestato per la prima volta nel 1102, dopo varie vicissitudini, si spopola definitivamente in seguito ad una terribile incursione saracena avvenuta nel 1527.
Dalle Rationes Decimarum del 1341 è registrato che il suo rettore, Basilio de Serra, versa 1 libbra e 4 soldi in denari alfonsini, mentre per gli anni 1346-50, vi sono tre riferimenti, come cappella de Bonorsoli (2 libbre e 4 soldi), ecclesia de Bonorsoli (1 libbra e 5 soldi), rectore de Bonorsoli (1 libbra e 4 soldi). Il centro abitato non compare tra quelli che inviarono i propri rappresentanti a firmare il trattato di pace del 1388 ed è probabile che in questo periodo fosse temporaneamente disabitato, mentre lo ritroviamo appartenente alla Baronia di Monreale, nel 1504, tra i possedimenti confermati a Donna Violante Carroz, la quale 4 anni più tardi, è accusata dell'omicidio per impiccagione del cappellano di Bonorcili, Giovanni Castanja, forse morto suicida. La contessa viene arrestata e scomunicata, ma il 2 marzo del 1510, ottiene il perdono dei familiari del religiosi e del re aragonese, con atto pubblico proprio nella chiesa parrocchiale del villaggio.
I vari storici cinque e seicenteschi, riportano le vicissitudini subite dal villaggio, così come lo storico Angius, che inoltre segnala le mura della chiesa, omettendo di specificarne l'intitolazione, che nell'attuale mappa IGM è segnalata erroneamente col titolo di S. Maria.
Della struttura, realizzata con materiale litico di vario genere, perlopiù pietre in basalto grezzamente lavorate e legate con malta di calce, rimangono in piedi alcuni tratti delle fiancate ed in particolare un'alta porzione muraria sulla quale s'impostava una monofora, che ancora ha in opera gli stipiti laterali in calcare. L'edificio aveva ragguardevoli dimensioni ed è pensabile che fosse absidato e con l'ingresso frontale rivolto al tramonto del sole. Auspicabili interventi di ripulitura e scavo archeologico, potrebbero certamente evidenziarne l'intera pianta, come forse risulterebbero utili tali operazioni, per individuare le fondamenta dell'altra chiesetta

Come si raggiunge
Circa 7 km da Mogoro. Dal cavalcavia sulla statale 131, procedere in direzione Pabillonis, sulla provinciale 98 ed al km 1.III, svoltare a destra (ENAS Torrino Margiani); proseguire verso la torre-cisterna per 1,2 km ed ancora per 400 metri di strada bianca e fermarsi alla biforcazione. Il rudere si trova sulla destra, oltre i cespugli


Per saperne di più
villaggi scomparsi (bonorzuli)   -