SANTA BELLINA

L’edificio è composto da due corpi quadrilateri adiacenti, speculari e separati da un alto muro centrale che sosteneva il colmo del tetto a doppio spiovente oramai crollato; a sinistra la navata di Santa Bellina, a destra quella dedicata a San Paolo. Entrambe le cappelle presentano un ingresso autonomo, il primo formato ad arco a tutto sesto, che ricorda ad esempio, l’ingresso laterale della chiesa di San Pietro vicina al paese, o anche l’accesso frontale del Sant’Elia di Monte Santo a Siligo. La cappella di San Paolo invece presenta un ingresso articolato in un architrave decorato in stile gotico aragonese sostenuto da peducci laterali, che ci può dare un elemento quasi sicuro di datazione post XV secolo, quando con l’invasione della Sardegna ad opera della corona d’Aragona si impose questo specifico gusto architettonico, subendo una rielaborazione locale. Apparentemente questo corpo appare “più” ricco di elementi di pregio architettonico; oltre all’ingresso possiamo vedere quello che resta della volta a crociera, forse non costolonata, che in origine partiva dai peducci d’angolo decorati con elementi fitomorfi (forse foglie di quercia?). Dal lato esterno la spinta della volta era controbilanciata da un contrafforte, mentre dall’altra parte tale scopo è svolto dall’arco a sesto acuto che divide il presbiterio dall’aula della cappella di Santa Bellina. Posteriormente vediamo due finestrelle non perfettamente simmetriche e quella relativa a Santa Bellina risulta munita di piedritti semicircolari, elemento caratteristico. Sul lato sinistro una bella monofora ad arco semicircolare e dai bordi leggermente strombati, permetteva l’illuminazione dell’aula. Qui abbiamo l’ingresso laterale caratterizzato da un grosso architrave liscio e c’è ancora ciò che resta del portale ligneo. Nel sagrato l’opera di pulizia dai rovi da parte degli operatori comunali, compiuta nel 2017, ha permesso di rimettere in luce il portico colonnato che era sostenuto da quattro pilastrini monolitici tufacei, la cui decorazione è ormai poco leggibile; di questi ne rimane eroicamente in piedi solo uno consunto dal tempo. Al centro  della facciata, vediamo un elemento architettonico che parrebbe mera decorazione, c’è chi ci ha visto una protome taurina di nuragica memoria! In realtà si ha ragione di ritenerlo una sorta di “doccione”,  funzionale al  deflusso delle acque piovane. Possiamo perciò suppore che in origine, non sappiamo per quanto tempo, le due chiese fossero ben distinte architettonicamente avendo ognuna il proprio tetto a doppia falda, con questo scolo per la pioggia.

Per quanto riguarda l’agiografia di Santa Bellina, i testi consultati sono stati innanzitutto l’importantissimo libro “Nughedu San Nicolò” edito nel 2000 per conto dell’amministrazione comunale e il libercolo di don Chiarino Delogu, parroco emerito della nostra parrocchia; non hanno la velleità di svelare univocamente l’identità della Santa ma provano a formulare ipotesi tra le più disparate. Le nostre considerazioni partono dal presupposto che Bellina non sia autoctona per via dell’intitolazione più unica che rara, per cui sia fondamentale cercare come sia stata veicolata in queste lande la fede per tale protettrice. Le notizie dirette più antiche per il suo culto pervenute sino a noi sono i “gosos” in onore il cui testo (gentilmente fornitomi da mario franco chelo) parla di una Santa Bellina vergine e martire, uccisa per opera de” s’Imperiu Romanu”, ma negli “acta martyrum” che rappresentano il corpus di studio più importante poiché conservano gli atti dei processi istituiti da “s’Imperiu Romanu” contro i nuovi seguaci del Cristianesimo durante le prime persecuzioni, non si trova nessuna Santa Bellina, bensì Santa Balbina. Figlia del beato Quirino, battezzata da Sant’Alessandro papa, decidendo di rimanere vergine “prese Gesù come sposo”; rifiutando di abiurare la sua fede fu torturata e martirizzata ad opera di Adriano tra il 117 e il 135.

Altra teoria ipotizzata sarebbe relativa a santa Ombellina, sorella di San Bernardo di Chiaravalle, confratello del beato Gonario II di Torres, il quale ne avrebbe introdotto il culto in Sardegna; ma non si tratta né di una vergine né di una martire.Esiste inoltre il culto per Santa Beline di Landreville. Vergine e martire della castità,  era una pastorella, uccisa in seguito a un tentativo di stupro in un epoca indefinita, attorno al X/XII secolo. Infine, Un'altra omonima Bellina, anche lei vergine e martire vissuta però nel XIV secolo, il cui corpo santo fu donato ai padri Gesuiti da papa Benedetto XIII in occasione della canonizzazione di San Luigi Gonzaga, il 31 dicembre 1726. Il suo culto potrebbe essere arrivato per opera dei Gesuiti nel 1700 e se così fosse, l’altare in stile barocco che caratterizza la sua navata, sarebbe la prova di un’importante opera di riedificazione della chiesa accanto a quella di San Paolo, con l’elevazione del muro, l’occlusione dell’arco di collegamento e l’erezione del portico

 

scheda a cura di Tore Zirone, studioso locale

 

La festa

Si è celebrata sino agli anni ’50 del secolo scorso, il primo giorno di maggio. Il simulacro veniva portato in processione per auspicare la pioggia ed immerso all’interno di una fontana. Nel 2017 è stata riproposta con la celebrazione in una domenica di ottobre

 

Come si raggiunge

Da Nughedu San Nicolò, procedere per 2,7 km sulla strada per Bultei; seguendo le apposite segnalazioni, anche per i nuraghi Mannu e San Pietro, proseguire per altri 4,4km sino al termine della strada asfaltata. Lasciare l’auto nello slargo sulla destra, dal quale è visibile la chiesa che si trova all’interno di un terreno recintato