NOSTRA SIGNORA D'ITRIA

Stesso discorso di Santu Jacu, riguardo la datazione di Sa Itria, sconsacrata anch'essa tra il 1780 ed il 1786; è probabile che sia collocabile tra il 1200 ed il 1400, ma potrebbe essere ben più antica, forse centro di una comunità cenobita composta da monaci basiliani appartenenti alla Chiesa Greca, che al pari di altre aree della Sardegna, introdussero il culto della Vergine Odigitria. Altra ipotesi interessante ma ancora del tutto da verificare, è la collocazione nelle pendici del Monte Ortobene, del villaggio di Gortovene, appartenente allo staterello extra giudicale di Girifai che si estendeva sino alle Baronie di Galtellì, in concessione all'Ordine Cistercense.
Il rudere misura 11 metri in lunghezza e 5,5 in larghezza, mentre l'altezza non è valutabile in quanto nulla resta del tetto, ma le basi degli archi che possiamo vedere, raggiungono i  3 metri e più. La pianta sembrerebbe essere rettangolare, costituita da tre ambienti principali: la facciata, che ricorda vagamente quella della non lontana chiesa di Valverde e di cui resta parte dell'arco, introduce ad un piccolo prònao, nel quale vi era poi l'ingresso vero e proprio; l'interno del santuario è diviso in due ambienti, presumibilmente la navata ed il presbiterio, separati da un grande arco di cui rimangono le basi; il presbiterio sembrerebbe essere a pianta quadrata, delimitato da quattro archi a sesto acuto di cui uno solo - quello sulla parte sinistra, anch'esso parzialmente murato come nella vicina chiesetta di Santu Jacu - è giunto sino a noi.
Una struttura muraria esterna appoggiata a tale arco fa dubitare sulla forma della pianta; infatti tale struttura potrebbe essere ciò che rimane di un transetto, ai cui bracci si accedeva tramite gli archi, successivamente chiusi per una qualche ragione. Nell'arco esistente si nota un presumibile cedimento che lo ha portato ad essere leggermente aggettante verso l'esterno, come si può notare dal confronto con il materiale di riempimento che invece è perfettamente verticale. Posteriormente al presbiterio vi è un ambiente delimitato da quattro alte pareti, forse la sacrestia, da cui si accedeva tramite un ingresso ora seminascosto dai rovi; l'altezza notevole (quasi 4 metri) fa presumere l'azione di scavo di tombaroli alla ricerca di fantomatici tesori, in quanto nell'angolo nord si può vedere la base rocciosa su cui l'intero edificio poggia. Complessivamente, la chiesa d'Itria risulta di fattura più pregevole rispetto a Santu Jacu: i blocchi che costituiscono le pareti e gli archi sono più finemente lavorati. 
Nei pressi del santuario, sul lato est, si legge ancora l'impianto di numerose cumbessias o celle dei religiosi. la presenza di questi ultimi si può desumere dagli ulivi piantati intorno, quasi certamente resti di un antico orto

La festa
Oramai non più in uso, è attestata da un articolo di Antonio Ballero pubblicato su "Vita Sarda" del 26 giugno 1892: il pittore descrive la festa (allora celebrata nella vecchia chiesa delle Grazie, dove pare sia ancora oggi conservata la statua della Madonna proveniente dal Monte) come una delle più grandi del paese. Come per San Francesco oggi (chiesa in agro di Lula, appartenente alla comunità nuorese), si eleggeva un priorato di anno in anno, i cui membri avevano il compito di bussare nelle case per chiedere delle offerte; otto giorni prima della festa si preparavano su filindeu ed il pane bianco. Una curiosità presente in questo articolo è che l'autore parla delle cumbessias "un tempo utilizzate per la festa de Sa Grassia, ora andata in disuso"; parrebbe quindi che a fine '800 la festa che oggi è considerata la più grande della città, non venisse celebrata, mentre ancora sopravviveva quella della Madonna del Cammino

scheda a cura dell'Associazione Culturale Sa Itriavai al loro sito

Come si raggiunge
Visitata San Giacomo, tornare sulla strada sterrata e scendere circa 200 metri, sino ad individuare un sentierino sulla destra, in salita, che piega leggermente a sinistra. Procedere per poco meno di dieci minuti sino ad arrivare ad un piccolo pianoro il cui passaggio è occultato da un grande albero di leccio ed occorre un po' di attenzione per individuarlo