NOSTRA SIGNORA DELLE GRAZIE

Conosciuta come Santa Maria Iscalas, si trova attualmente in rovina ma non in abbandono e sorgeva nei pressi di uno dei tanti centri che nel medioevo popolarono l'agro del Montes, denominato Iscalas o Scalae, oggi del tutto distrutto e già totalmente disabitato nel 1358. Della chiesa abbiamo numerose notizie storiche, ne parlano il condaghe di San Pietro di Silki ed è pure nominata in una bolla papale del primo ottobre 1119 con la quale Gelasio II, la pone sotto la sua protezione, insieme alle chiese di Sant'Elia, San Gregorio e San Massimiliano di Simassi, tutte dipendenti dal monastero di San Massimiliano nell'isola di Montecristo. Santa Maria quindi era un possedimento dei monaci camaldolesi.  
Prima del 1363 o in quello stesso anno, stando alla lettera di papa Urbano V, gli Aragonesi costruiscono nei pressi del cenobio un "castrum" sicuramente ligneo e questa presenza dovette ripercuotersi sulle sorti della comunità religiosa che entro gli inizi del XV secolo, abbandonò la casa monastica. La chiesa allentò sempre più i contatti con Montecristo fino a venirne formalmente svincolata intorno al 1533. Ma già dai primi del '500, venne concessa in beneficio semplice a priori locali, come Gavino Tanca che la ottenne nel 1501.
Nel 1571 fu invece aggregata alla vicina Mensa Turritana, sebbene non figuri nei titoli arcivescovili. Dalle carte dell'Archivio capitolare di Sassari risulta che il capitolo turritano vi funzionava  e vi possedeva dei beni ed in occasione della festa, vi si recavano un canonico ed un beneficiato. Tra gli incarichi vi fu quello del canonico Pagliaccio e dell'avvocato fiscale Florami Rigo. In una nota del 1663 vi sono 42 nomi di fittavoli del salto di Santa Maria di Iscalas. Ancora, un sacerdote di Osilo di nome Gavino Sechi, nel 1767 destina un lascito al fine di solennizzarne la festa.
Realizzata tra la fine dell'XI e gli inizi del XII, e recentemente consolidata nelle sue notevoli strutture residue, mantiene le sue forme romaniche,  nonostante rimodellamenti e rifacimenti, come quando nel Seicento, la copertura lignea fu sostituita da una volta  a botte. Questa per il suo peso minò le fragili pareti della struttura e non furono sufficienti i massicci contrafforti ancora visibili ad impedire che una buona parte di esso franasse. Ancora un restauro si ebbe negli anni '80 del Novecento, atto a metterla in sicurezza e  liberarla dalla vegetazione.
L'edificio, frutto di maestranze non locali e probabilmente del nord Italia, è realizzato in pietra calcarea e presenta pianta ad aula (una sola navata), con corpo laterale sulla sinistra, a circa metà della sala. L'abside semicircolare è sopraelevato grazie a cinque gradini ed è sormontato da un catino absidale emisferico, in parte svettato. Alcune porzioni d'intonaco sono tinte di blu e giallo ocra, perciò si intuisce la presenza di un affresco, del quale non è rimasta quasi del tutto traccia. L'ambiente laterale, che forse collegava la chiesa ad un locale del convento  oggi distrutto, è sormontato da una volta a crociera con costoloni evidenziati. Nella convergenza tra i costoloni ed i semipilastri angolari, si trovano dei fregi decorati, due dei quali ancora ben visibili: uno rappresenta un viso, forse un demone; l'altro ha sembianze fitomorfe. Anche esternamente l'edificio si presenta con le caratteristiche proprie del romanico. La facciata è semplice, a capanna con paramento liscio e larghe paraste d'angolo. Il portale d'ingresso, alto circa 1,80 m. e largo non più di 50 cm, è architravato ed ha stipiti monolitici sormontati da capitelli a foglie d'acqua. Sopra l'ingresso si trova una lunetta centinata a tutto sesto, oggi occlusa; ancora più in alto, una finestrella quadrangolare e sopra questa, una rientranza circolare che ricorda un rosone. Altro elemento degno di nota è la cornice molto sporgente visibile nel lato destro e che appare in parte nella facciata. Visibili nel lato meridionale, archetti vari pensili e per ciascun fianco, due monofore a doppia strombatura.
Sulla sinistra della chiesa si intuiscono i resti totalmente atterrati del convento, che aveva in comune una parete del tempio, nella quale è ricavata una nicchia che forse ospitava un simulacro, sopra la quale è posta una vasca in calcare avente sicure funzioni liturgiche

Scheda a cura di Edoardo Bitti, studente ed appassionato di storia medievale
Le notizie storiche sono state tratte dal libro "L'insediamento umano medieoevale nella Curatoria di Montes" di Salvatore Chessavai alle info sulla pubblicazione


PER AVERE LA SCHEDA  COMPLETA NELLA GUIDA ALLE CHIESE CAMPESTRI MEDIOEVALI DELLA SARDEGNA, VOLUME II - ordinala qui 

La festa
Come detto la chiesa non è agibile ed è stata officiata sino agli inizi del secolo scorso. La festa si svolgeva il 5 agosto, giorno dedicato alla Madonna della Neve

Come si raggiunge
Situata in posizione dominante, dista 7 km da Osilo ed è ben visibile sulla destra della nuova strada per Sassari

Per saperne di più
villaggi scomparsi (iscalas)   -   


VIDEO