NOSTRA SIGNORA DI SILVARU

La chiesa di Sivvaru è posta sotto l'invocazione della Beata Vergine e non di San Silverio, come erroneamente hanno riportato diversi testi. L'errore è dovuto agli abitanti di Ossi che hanno fatto coincidere, con il passare del tempo, il nome del luogo con il nome di San Silverio Papa ("Santu Sìvvaru") supposto dedicatario della chiesa, sorprendentemente immemori della grande venerazione un tempo da loro stessi tributata alla Vergine e alla sua chiesa. E' singolare, infatti, notare come nemmeno gli anziani del paese ricordassero più né la corretta intitolazione della chiesa né i festeggiamenti che sino al XIX secolo inoltrato vi si tenevano annualmente 
Il rudere dell'edificio sino ad una decina di anni fa, mostrava pesantissime lesioni strutturali che lasciavano paventare un crollo totale, in particolare nella facciata, nel prospetto meridionale e nell'abside. Con i lavori di consolidamento del 2003, la facciata è stata sistemata e l'abside rinsaldata insieme al catino. A nord dell'abside sono state trovate, com'era facile aspettarsi, alcune sepolture con piccoli oggetti devozionali
Di linee più semplici rispetto alle altre chiese superstiti del territorio, si presenta mononavata (m. 15,00 ca. x 5,50), absidata e voltata a botte, fatto inusuale quest'ultimo, che ha fatto pensare a maestranze locali d'ispirazione cistercense, come quelle che lavorarono nella non lontana abbazia di Paulis ad Uri. Del campanile a vela, d'ampie dimensioni, restano solo i pilastri 
L'edificazione può essere collocata non più tardi del primo XII secolo, di poco più recente della vicina Sant'Antonio di Briai. Nel 1688 l'arcivescovo Morillo ci informa che la chiesa di Silvaru godeva di un censo legato dal defunto Baingio Virdis, destinato alla manutenzione dell'edificio e all'organizzazione degli annuali festeggiamenti che si svolsero poco oltre il 1834, periodo in cui la chiesetta venne abbandonata

Scheda dal libro "Ossi. Storia, arte, cultura" di Marcello Derudas - vai alle info sulla pubblicazione


TROVI LA SCHEDA COMPLETA NELLA GUIDA ALLE CHIESE CAMPESTRI MEDIOEVALI DELLA SARDEGNA, VOLUME II - ordinala qui 

La festa
Da quasi due secoli in disuso, si celebrava l'8 settembre, giorno in cui la Chiesa ricorda la Natività della Vergine Maria. Ogni anno i viceparroci del paese si muovevano a cavallo verso la chiesa già dalla sera precedente, per l'ufficiatura dei primi Vespri

Come si raggiunge
200 metri dopo il 3° km della provinciale 97, in direzione Florinas, imboccare lo stradello in discesa sulla destra e percorrere 4,2 km attraversando un incantevole scenario che mostra alla vista, ampie vallate e tortuose gole. Il percorso, a dispetto della sua spettacolarità non è agevole, essendo la strada molto stretta e priva di protezioni. Proseguendo in fondo alla valle, si arriva al rudere della chiesa di San Giovanni


Per saperne di più
villaggi scomparsi (silvori)  -