SAN BARTOLOMEO

Non esistono documenti riferibili alla fondazione dell'edificio, conosciuto localmente com Santu Arzou o Santu Bartulu e la stessa frequentazione di questa parte del territorio nelle varie epoche storiche non è ben determinabile. A livello materiale, già il canonico Spano, nel 1860 riferisce che da questa località proviene un ripostiglio di monete di bronzo inquadrabili cronologicamente tra Faustina e Gallieno. Naturalmente del deposito monetale appena citato non si conosce né il punto preciso in cui venne individuato, tanto meno è possibile recuperare i bronzi in qualche museo. In tempi più recenti, nel 1991, R. Zucca sostiene di aver recuperato da ricognizioni in superficie portate avanti dallo stesso studioso, materiali ceramici e laterizi appartenenti ad epoca romana. Lo stesso archeologo ritiene che la chiesa sia di antica fondazione e sarebbe stata fondata da monaci di epoca bizantina.
Una frequentazione dell'area in epoca romana viene ipotizzata anche nello studio di Maisola il quale sostiene che l'eventuale insediamento, sorto nel territorium della vicina e fiorente città di Othoca, durante il medioevo potrebbe essere stato un abitato dipendente dal centro maggiore di Palmas Arborea, noto nelle fonti medievali, oppure mantenne una certa autonomia, come aggregato rurale, domu o domestica, connesso alle attività agricole, gestito da un privato o da enti ecclesiastici. Dalla rilettura del sito proposta da Maisola emerge che nelle ricognizioni di superficie mancano materiali anteriori al XVI secolo ed i soli reperti riscontrati, infatti, sono rappresentati esclusivamente da ingobbiate, la cui produzione inizia nel Cinquecento e proviene dalla vicina Oristano. A livello di fonti scritte invece, la chiesa è citata solo nel Brogliaccio di San Martino di Oristano, redatto nel XVI secolo; viene riportato il giorno della festa di Santu Bartulu de Tiria. fin d'ora i dati che si possiedono rimandano al XVI e ciò nonostante Maisola pensa che l'edificio di culto possa risalire già ad epoca altomedievale, e per l'intitolazione e per le caratteristiche architettoniche.
La struttura, orientata est-ovest, oggi in parte interrata ed in parte ricoperta di crolli, mantiene in condizioni leggibili la porzione absidale, mentre quella relativa alla facciata resta occultata dai crolli e da un enorme fico, pertanto l'estensione verso ovest, almeno che non si provveda ad una ripulita del sito, appare incerta. La tecnica con la quale è stata edificata è l'opus incertum, pietrame non lavorato con mattoni, interi e frammentari. Al centro del catino absidale, si apre una piccola monofora priva di alcun elemento di pregio e caratterizzata da una strombatura verso l'interno. Tracce d'intonaco bianco, molto grossolano, si rilevano lungo le parti interne, sia nel perimetrale nord, che in quello sud. Affiancato al lato settentrionale vi è un ambiente quadrangolare che ha le stesse caratteristiche costruttive dell'edificio di culto; incerta la sua funzione, probabilmente si tratta di un vano di servizio annesso alla chiesa.
Come si può evincere la chiesa presenta ben poche caratteristiche che possano permettere di ricondurre le strutture ad un'epoca ben precisa e tanto meno, a mio avviso, è possibile stabilire che si tratti di un edificio altomedievale. Neanche l'intestazione a San Bartolomeo può essere indicativa a questo riguardo, perciò la datazione delle strutture resta ancora incerta fino all'acquisizione di nuovi dati derivanti da ricerche archeologiche

scheda a cura di Claudio Licheri, archeologo

Come si raggiunge
Partendo da Tiria, frazione che dista 5 km da Palmas Arborea, procedere in direzione Marrubiu lungo la provinciale 68 e svoltare a sinistra all'indicazione "Cappella Nostra Signora di Lourdes"; procedere lungo il rettilineo per 2,8 km sino ad un quadrivio e svoltare a sinistra sulla strada sterrata da percorrere per 900 metri; svoltare sulla destra e procedere per gli ultimi 400 metri sino ad un piccolo spiazzo delimitato da terreni recintati, ai piedi della falda occidentale del Monte Arci; individuare il tratturo che s'inerpica sulla falda e percorrerlo in salita per quasi 500 metri, sino ad un pianoro; nascosti da un grande fico si trovano i resti della chiesetta dimenticata