SAN VINCENZO FERRER

Non si conosce il periodo di costruzione dell'antico edificio che è certamente avvenuto dopo il 1458, anno della santificazione del frate domenicano spagnolo, morto nel 1419. Nelle Respuestas del 1777 il parroco del tempo segnalava l'esistenza di una sola chiesa rurale appartenente alla parrocchia di San Vito, descrivendo che distava un quarto d'ora dal popolato, non era sconsacrata, era priva di beni ed un tempo era custodita da un eremitano. E' pensabile che si tratti di questa chiesetta, perché lo storico Angius alla metà dell'Ottocento, la nomina e la indica come unica chiesa campestre. Il canonico accenna alla processione in occasione della festa, con il simulacro che vi veniva portato dalla parrocchia ed il palio equestre, partecipato dai soli fantini dei paesi vicini, perché i suoi premi non erano consistenti.
Vi fu un primo periodo di abbandono, verso il 1890 per motivi sconosciuti, durante il quale essa andò completamente in rovina, lasciando visibili solo le tracce delle fondamenta. Anche il tratto del terreno intorno al quale sorgeva, venne abbandonato e passo così di proprietà del Comune, che lo rivendette ad un tale Antonio Piredda, facoltoso proprietario terriero sanvitese. Egli sfruttò a lungo il terreno ma non pensò mai di ricostruire la chiesa. Dopo la sua morte, un comitato di devote persone tentò di rivendicare gli antichi diritti della chiesa contro gli eredi e dopo una lite che durò a lungo, il comitato ottenne ragione ed il sacro tempio venne riedificato ed un eremitano tornò a prenderne la custodia, sino al 1949, anno degli ultimi festeggiamenti, prima del definitivo abbandono.
Del monumento rimane una parte delle murature, composte da pietrame misto, in buona parte ancora intonacate e con visibili, residui della tinteggiatura. In una delle pareti laterali si trova ancora una finestrella quadrangolare, mentre nel muro opposto, un piccolo ingresso murato, con architrave in legno; questo accesso permettava la comunicazione tra l'aula ed un locale di servizio che si sviluppava per tutta la lunghezza del corpo principale e la cui tettoia era il prolungamento di una delle due falde, coperte in tegole e sorrette da travi lignee in parte ancora visibili. La vicina casetta de s'eremitanu, è ancora in piedi, utilizzata da un pastore.
Tra le curiosità, si ricorda che il Flumendosa nel periodo della festa, si trovava spesso in piena e per poterlo attraversare, venivano sistemati, uno di fianco all'altro dei carri agricoli in modo da formare un ponte

Scheda a cura di Piero Pilia, studioso locale
 
Come si raggiunge
Se è possibile guadare il Flumendosa, si può arrivare tramite una stradina che attraversa gli orti a nord-est del paese. Diversamente è necessario andare in direzione di Villaputzu ed inserirsi allo svincolo sulla sinistra, poco prima del cimitero; proseguire per 1 km, tenere la sinistra, 400 metri passare sotto il cavalcavia e procedere per 600 metri, tenere la destra costeggiando il fiume per 1,6 km  sino ad uno spiazzo ed una traversa sulla destra costeggiata da grandissimi alberi di carrubo; individuare l’ovile ed il rudere di fianco, sulla sinistra