SAN LUSSORIO MARTIRE

La tradizione locale vuole che questo santuario sia sorto sul martyrium dei Santi Lussorio, Cesello e Camerino. Nel 1624 Serafino Esquirro, raccogliendo nel volume "Santuario de Caller" le testimonianze della popolazione selargina, ricordava a questo proposito che la chiesa era stata sempre chiamata "sa Cresia de is Santus", sebbene la documentazione archivistica conosciuta, non ne faccia menzione.
Attestata anche con la dedica a San Lucifero, appartenne in età medievale all'Ordine monastico di San Vittore di Marsiglia e fu parrocchiale del villaggio di Palma. Spopolata ed abbandonata tale villa, la chiesa passò in un momento imprecisato, sotto la giurisdizione della parrocchiale di Selargius, dedicata a Maria Vergine Assunta. Nel 1614, riconoscendone ufficialmente l'importanza, il pontefice Paolo V concesse al santuario l'indulgenza settenaria e nel 1619, quella plenaria.
L'edificio originario, caratterizzato da una planimetria mononavata, entrato in possesso dei Vittorini, subì diversi ampliamenti e rimaneggiamenti. Venne edificata una seconda navata e, probabilmente progettata la costruzione  di una terza, come si intuisce dalla tripartizione della facciata. Il fronte, in conci calcarei di fattura regolare, riflette gli stilemi costruttivi del romanico e più in particolare, il gusto architettonico vittorino. Sotto il campanile a vela si apre una bifora con colonnine pensili e sulla sinistra del portale è presente una lastra decorata con motivi stellari, mentre sulla parte destra, vi è un concio con l'alloggio per una bacino ceramico. Nella metà del XVIII secolo, alla facciata venne addossato un nartece realizzato con arcate che sostenevano una copertura a capanna. L'accesso al portico fu in seguito chiuso con grate. 
Alcuni conci esterni ed interni all'edificio, presentano singolari incisioni che riproducono la forma di calzature dalla foggia medievale, analogamente a quanto rilevato in altre chiese sarde comprese in circuiti penitenziali, che furono meta di pellegrinaggi circoscritti alla sola Sardegna e sostitutivi delle più impegnative peregrinationes a Roma, Gerusalemme e Santiago di Compostela.
Dopo decenni di abbandono ed incuria, che hanno causato l'espoliazione dell'edificio e la dispersione di numerosi oggetti liturgici ed arredi sacri, la chiesa, negli anni '80 e '90 del secolo scorso, è stata sottoposta ad importanti lavori di restauro, che hanno portato allo smantellamento del nartece, per una migliore valorizzazione della facciata romanica, sebbene sia stato preservato il caratteristico arco d'ingresso, che si presenta interessante sotto il profilo architettonico.
A fianco del tempio, nel sito in cui sono ora i resti di una villa in stile liberty, era ubicato il monastero vittorino, le cui strutture murarie erano visibili sino a tutto il secolo XVI. 
All'interno del santuario sono custoditi diversi oggetti di culto: un sarcofago marmoreo strigilato e con la raffigurazione di un militare, ritenuto dalla tradizione popolare, la tomba di San Lussorio; il simulacro del Santo, affiancato dalle statue di San Cesello e San Camerino, realizzate nel 1994 dall'artista Claudio Pulli; una reliquia, forse un frammento di falange, che un'autentica del 1827 firmata dall'arcivescovo di Cagliari, attribuisce al martire. E' anche custodita una raccolta di ex voto, tutti di età contemporanea, tra i quali si segnalano alcune medaglie della seconda metà dell'Ottocento, donate per grazia ricevuta da devoti selargini sopravvissuti alle guerre per l'unità d'Italia

Scheda a cura di Simonetta Sitzia, studiosa di storia medievale

La festa
Il 21 agosto, in concomitanza con il "dies natalis" di San Lussorio. In passato era celebrata anche ad ottobre, dalla seconda domenica sino a quella successiva

Come si raggiunge
Segnalata dal centro di Selargius,  è compresa in una zona caratterizzata da una forte espansione urbanistica, denominata quartiere di Paluna, in un'area abbastanza isolata e sino a poche decine di anni orsono, decisamente in aperta campagna

Per saperne di più
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