SAN CROMAZIO o TOMMASO

La chiesa di Santu Tomei, distrutta nel secolo scorso, sorgeva nell’agro di Uta, <<a distanza di circa due chilometri>> da quella di Santa Maria (V. Angius 1853). Era dedicata a <<San Tommaso, e forse San Cromazio>> martire (G. Spano 1862). Nel 1365 (anno della prima attestazione documentaria) il titolo di Sant Gromar apparteneva alla Mensa arcivescovile di Cagliari. E’ tradizione che la chiesa fosse parrocchiale di Uta-Jossu (inferiore) e ancor prima officiata da monaci, in genere identificati come Vittorini. Secondo l’ Angius, infatti, <<nella chiesa di S. Cromazio si facevano gli uficii parrocchiali per gli Uta-Jossesi, come in quella di S. Maria per gli Uta-Susesi>>. Lo sdoppiamento del toponimo dipende dalla geminazione del primitivo nucleo in due centri insediativi, uno dei quali (Uta Sus o superiore) a monte dell’altro (Uta-Jossu o inferiore). Fino al secolo scorso sussistevano rovine reputate del monastero; la chiesa versava in precario stato di conservazione. Per una restituzione della sua architettura, valgono le notizie descrittive dell’Angius e dello Spano, nonché il disegno del prospetto absidale, pubblicato dal secondo. La fabbrica, giudicata assai simile a quella di Santa Maria, ne differiva per dimensioni minori, per modi formali meno elaborati e per l’uso più abbondanti di spogli marmorei, Ancora G. Spano ricorda che da questa chiesa proviene una statua femminile, attualmente visibile nei Giardini pubblici di Viale San Vincenzo a Cagliari, erroneamente interpretata come Eleonora d’Arborea e pertinente piuttosto ad un edificio di epoca romana. L’aula trinavata aveva coperture in legno <<perché poco curata si scopre per la rovina delle tarlate travi che sostengono il tetto>> (V. Angius 1853). I setti divisori avevano colonne in marmo bardiglio. Il prospetto absidale, demolito <<per erigere il campanile della Parrocchia di Uta>> (G. Spano1862), presentava zoccolo a scarpa, paraste d’angolo, archetti su peducci, lesene di tripartizione dell’abside in specchi. In quello mediano si apriva una monofora, come nell’unico specchio nelle testate delle navatelle, concluse da semitimpano senza soluzione di continuità con il paramento liscio alla base del frontone. Qui rincassava uno specchio archeggiato e riquadrato in alto dalla cornice basale del timpano, privo di bifora.
Oggi, il sito su cui sorgono i resti dell’edificio, è ubicato in un terreno comunale prima utilizzato dai proprietari delle aziende adiacenti come discarica di attrezzature agricole. Si possono individuare alcuni elementi che consentono di ricostruire una parte della planimetria dell’edificio e la tecnica costruttiva impiegata. Il monumento era in pessimo stato di conservazione già alla fine dell’Ottocento dal momento che più autori sostengono che la chiesa fosse allora distrutta. Lungo il lato Ovest vi è la presenza di una muratura, di cui emergono parte delle fondazioni a sacco, realizzata in opera isodoma con blocchi squadrati in arenaria, che ricorda molto da vicino la tecnica impiegata nella chiesa di Santa Maria. Lungo il lato Nord si conservano tracce delle fondazioni che consentono di ricostruire l’andamento della muratura in questo settore, mentre lo spiccato di fondazione che si legge ancora nell’angolo Sud rappresenta un ulteriore limite entro cui collocare il perimetro della chiesa. Questa doveva essere costituita da un ambiente rettangolare (ca. m. 16x12) orientato in direzione NO-SE il cui ingresso sembra individuabile lungo il lato Nord; è possibile che lungo l’opposto lato Sud trovasse posto l’abside della quale non si conservano tracce in superficie e di cui G. Spano ha realizzato un disegno, rivelandone le analogie con quella di Santa Maria.

Scheda a cura della pagina facebook uta archeologica 

Come si raggiunge
Dalla chiesa parrocchiale, procedere in direzione Capoterra e Macchiareddu per 1,6 km ed appena superato il ponte sul canale, imboccare lo stradello sulla sinistra, proseguire per 100 metri, svoltare a destra  e costeggiare il canale per 500 metri, svoltare in una stradina sulla destra e seguirla sino al termine, per  400 metri